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Nessebar

Nessebar è una tappa obbligata per ogni visitatore della Bulgaria. Sviluppata su di una penisola rocciosa con 5000 anni di storia, oggi rappresenta un patrimonio naturale dell’UNESCO per la sua architettura e il grande senso del folklore: resti di città antichissime, necropoli, chiese, fortezze, rovine, nel bel mezzo di quali sorgono negozietti artigianali - un vero e proprio museo all'aria aperta. Sia la parte vecchia che quella nuova sono pieni di vita, ideali per chi vuole godersi una vacanza all'insegna del divertimento, del mare e dell' arte. Le spiaggie bianchissime di Slanchev Bryag (si arriva con un trenino o in piedi), i numerosi ristoranti, bar e lo stile unico architettonico l' anno resa una delle località più noti della costa.

I quartieri antichi si possono visitare soltanto a piedi, superando il terrapieno che si trova all’estremità nord-occidentale della città. Nel Museo archeologico, poco distante dalle antiche porte cittadine si possono osservare reperti archeologici di epoca trace greca, romana, bizantina e bulgara. Le spiegazioni sono in lingua inglese.

Chi non vuole subito incolonnarsi nel flusso dei visitatori può scegliere un itinerario più tranquillo imboccando la via che conduce al porto. La vecchia casa del capitano Pavel ospita oggi un bel ristorante con vista sulle imbarcazioni a vela e sulle rovine della chiesa di Sveti Ivan Aliturgetos (XIV sec.).

Questa chiesa rappresentava uno dei più pregevoli edifici della Nessebar medioevale, e questo splendore è tuttora visibile nonostante i gravi danni arrecati da un terremoto nel 1913. Sulle mura della chiesa, con pianta a croce, i blocchi di pietra calcarea insieme ai mattoni rossi smaltati a vetro che vi sono inseriti formano dei simboli e dei modelli.

Alle spalle della casa del capitano, nella ul. Car Simeon si trova una delle chiese più antiche della città: Santo Stefano, costruita in parte nel X secolo, ma più volte ampliata e ristrutturata nel corso dei secoli successivi. All’interno vale la pena soffermarsi sulle belle pitture murali del XVI secolo (in ottimo stato di conservazione), che documentano i rapporti intercorsi con le scuole monastiche greche del monte Áthos.

Si prosegue attraverso un complesso di case tradizionali del Mar Nero (situato a nord-est delle chiese) che si conclude degnamente nella casa Moskojanin (sul lato est della ul. Mesambria), in cui si trova il Museo etnografico. Da qui non manca molto per arrivare a quello che un tempo era l’edificio sacro più bello e più centrale della penisola: la basilica di Santa Sofia, risalente al V secolo. Sebbene questa chiesa metropolitana sia ormai caduta in rovina, la grande pianta a tre navate con arcate e mura articolate su due livelli è ancora ben riconoscibile ed è in imponente. Essa viene spesso utilizzata come suggestivo sfondo di eventi, manifestazioni e concerti.

Meglio conservata è la grande chiesa del Pantocratore, con un campanile rettangolare. L’impressione d’imponenza prodotta dalle alte facciate semicircolari della chiesa con pianta a croce è alleggerita da nicchie e da decorazioni in ceramica verde, bianca e rossa. All’interno è ospitata una sezione della Galleria d’arte.

Dalla chiesa del Pantocratore si può fare una piccola deviazione verso nord attraverso la fitta ressa delle attività commerciali per raggiungere la chiesa di San Giovanni Battista (IX sec.) e la chiesa del Redentore (1609). Mentre la prima vanta alcune pitture murali estremamente ben conservate e una piccola galleria d’arte, la chiesa del Redentore, costruita sotto gli Ottomani, è semplice e poco appariscente sia all’interno sia all’esterno. Sulla stessa strada colpiscono anche la chiesa degli Arcangeli Michele e Gabriele e l’adiacente chiesa di S. Paraskeva , ricche di decorazioni in ceramica e di bei dettagli architettonici. Le due chiese risalgono al XIII secolo e nella seconda si trova persino un ristorante. 

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